giovedì 15 aprile 2010

Iron Cricket

Non ho desiderato altro: tornare in servizio.
Era una necessità improrogabile, come nutrirsi o sopravvivere. Volevo tornare a fare il mio lavoro e volevo tornare a farlo il prima possibile.
C'è solo una parola per descrivere tutto: Passione. Sento di vivere per il lavoro che svolgo, tutto il resto è passeggero e fuggevole.
Quando indosso la divisa sono un'altra persona, non mi interessa cosa pensano di me, io faccio ciò per cui sono stato investito e lo faccio al meglio delle possibilità.
La morale cambia secondo la convenienza, la legge no, rimane se stessa e pretende di essere rispettata come una coscienza incorruttibile che batte cassa costantemente su ogni azione compiuta; il Grillo Parlante di Ferro.

Jethro ha una sua morale, un suo modo di agire che ha prevaricato la legge per qualche interesse di natura diverso rispetto alla salvaguardia dei cittadini secondo gli strumenti che garantiscano l'imparzialità.
La morte in sè di Stewart non ha minimamente mosso il mio spirito, tuttavia il mio cuore rabbrividisce davanti allo stupro della giustizia.
Il solo risultato che quest'azione ha portato è la presenza di un criminale in più in giro, un criminale che una volta era alleato, ma non si può fare a meno di chiedersi fino a che punto sia stato, in un certo senso, uno di Noi.

Fa tutto parte di un gioco già visto: l'egoismo, l'interesse personale deve vincere facendoci diventare alla stregua dei criminali o dei terroristi che fino a poco tempo prima sono stati combattuti con decisione e incorruttibilità. Pare inevitabile eppure io sono ancora sano; forse è difficile operare delle scelte giuste oppure sono tutti fottutamente codardi.
Tomas Crawford ora si è allontanato dal dipartimento; un collega su cui poter contare che si è dileguato scomparendo nella nebbia della battaglia perenne e al quale avrei stretto molto volentieri la mano, per un ultimo saluto da parte di chi la pensa allo stesso modo, da parte di chi condivide una realtà, un ideale difficile da portare avanti...
Ora c'è Derrick Fisher, un capitano che sosterrò fino a consumare me stesso se servirà, per far capire che c'è chi non si cura minimamente dei suoi problemi personali, per far capire che nonostante le stragi interiori e i cambiamenti continui, poiché indossa una divisa è un uomo incorruttibile, un ideale adamantino, una muraglia infinita contro il più fervido degli assalitori.

Il mio vecchio era un poliziotto, lo vedevo tornare a casa stravolto e talvolta non lo vedevo nemmeno rincasare. Quando ero ragazzino temevo costantemente che ogni giorno all'arrivo di un'auto della polizia, non ne uscisse mio padre; ogni volta temevo e quando Sean rincasava lo guardavo con sollievo, mi metteva una mano sulla testa arruffandomi i capelli, non diceva niente e andava a baciare mia madre.
Non capivo allora cosa volesse dire quel silenzio, poteva suonare come un semplice: “ciao figliolo sono a casa” ma era troppo intenso per essere un banale saluto; non poteva nemmeno essere: “visto? Sono tornato e sto bene” perchè avrebbe strappato un sorriso di incoraggiamento... Oggi ho capito:

“Tu farai meglio di me”

Poi il giorno arrivò.
Stavo rincasando dall'università, si era fermata davanti a casa un'auto della polizia, dentro c'erano due agenti in divisa che si guardavano come se cercassero qualcosa dentro di loro. Io li osservavo, ma nessuno scendeva, nessuno scendeva...

Se sono stato capace di sacrificare i miei bisogni personali per mettere davanti ad ogni cosa la legge vuol dire che chiunque lo può fare se lo vuole e se non lo fa è cosciente che non lo sta facendo. Non c'è nessuna via di mezzo, nessun compromesso e nessuna giustificazione; come non si può infrangere un poco la legge, o la si infrange o la si rispetta.

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- Non l'hai detta giusta – disse il Bruco.
- Non del tutto giusta, temo – corresse Alice, con voce incerta: - devo aver sostituito qualche parola
- L'hai storpiata dal principio alla fine – insistè il Bruco, in tono deciso.