un dolore intenso e un fremito... io esisto.
sento suoni lontani che si alternano gravi e lievi in questo perenne buio.
in tutta questa notte, ho in mano qualcosa, cerco di fare forza per capire cosa sia e la stretta viene ricambiata con una certa enfasi: è qualcosa di vivo che freme, come volesse tenermi ancorato a quel mondo, come non volesse lasciarmi più andare.
schiudo un occhio... vedo ombre sfocate che si susseguono talvolta rapide e talvolta pacate in un'oscurità ancora imperante, come spiriti inconsistenti in una valle della morte. Si ingrandiscono di tanto in tanto per poi rimpicciolirsi, ma solo una rimane costante, protesa verso di me.
Le voci si fanno più nitide, chiamano qualcosa, mi chiedono qualcosa, non riesco a rispondere, è difficile, impossibile, non riesco a capire cosa mi chiedono, cosa dicono.
"Ike..."
Un nome, il mio nome, cerco di annuire, ma il gesto fa esplodere un dolore lancinante alla testa che cerco di sopportare stringendo gli occhi e tornando al buio.
"Non aprire gli occhi, portatemi un antidolorifico"
E' la voce di una donna, ma non so chi sia, tutte le voci mi sembrano uguali nella mia testa, eppure mi sembra familiare. Apro la bocca con gli occhi chiusi, quello che esce è un suono roco, spento, ma per certi versi brutale
Il dolore mi costringe al silenzio, sento di essere sdraiato, la testa è ben salda in qualcosa, probabilmente un supporto apposito, dato che non riesco a muoverla
"sono la dottoressa Byte, non muovere la testa, non sforzarti, sei ancora molto debole"
No, è pura immaginazione, allucinazione; il desiderio inconsistente che ci fosse una certa persona accanto a me in questo momento rende il dolore ancora meno sopportabile e il ritorno alla coscienza si carica un'amara rassegnazione.
Tengo gli occhi chiusi, il dolore in qualche modo si placa, probabilmente l'antidolorifico... mi sento stanco, la mia coscienza è stata tediata troppo, il riposo è invitante...
Ho riacquistato il mio aspetto umano, non capisco cosa mi succede, non capisco cosa sono diventato.
Ho passato una vita a viverla come essere umano, poi la mutazione mi ha costretto in pochissime settimane ad abituarmi a vivere la vita come una schifosa Bestia ed ora che stavo ottenendo qualche successo sono tornato umano e devo riabituarmi a vivere come un qualunque cittadino...
Ho una barba accennata in viso, i capelli sono lunghi e non ne vogliono sapere di stare in ordine, quando mi vedo allo specchio leggo nel mio sguardo una scintilla selvaggia. Solo questo sembra essermi rimasto della Bestia, solo un ricordo... e nuovamente il Labirinto, il dono più grande
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- E tu chi sei? - le chiese
Non era un approccio troppo incoraggiante
- Io... non lo so bene, signore, al momento - rispose Alice alquanto esitante - Al massimo so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma penso di essere cambiata parecchie volte, nel corso della giornata
- Che cosa vuoi dire con ciò? - domandò il bruco in tono brusco - Spiegati!
- Non posso spiegare me stessa, temo, signore - rispose Alice - perchè non sono me stessa, mi capisce?
- Non capisco