Mi trascino sul cemento lercio e nauseante della zona del porto adibita a deposito. La pioggia cade rapida inzaccherando il mio pelo sporco che si appiccica fastidioso da ogni parte. Sono debole e provato, ma qualcuno mi nota.
L'ex capitano Crawford, tornato in polizia mi soccorre e mi porta alla YMS.
Sono giorni difficili, dal mio rientro dal Canada; l'istinto, la bestia dentro di me attende solo il momento propizio per sgusciare fuori. Io lo so, l'ho vista quella notte, o forse l'ho intravista, riflessa nello specchio d'acqua di un lago canadese. Sono partito per trovare il vero me stesso ed ora mi accorgo che forse avrei fatto meglio ad accontentarmi del dubbio, dell'ignoranza.
Ora sono alla scuola, forse stanno cercando di darmi una mano, forse non ci sarà alcuna possibilità per me. I bambini mi stanno attorno di tanto in tanto; per il resto io cerco di evitarli: non voglio far loro del male.
In me è cambiato qualcosa, non sono più così intransigente, sono molto più istintivo e selvaggio. Da un lato ciò che facevo in passato mi spinge ancora a riprovare la carriera del poliziotto, ma dall'altro so che non potrei essere capace di tenere sotto controllo il mio lato animalesco.
Sono molto confuso.
sabato 20 novembre 2010
lunedì 12 luglio 2010
back from canada
penso spesso al posto dal quale provengo.
Dawson City è una cittadina piuttosto famosa, legata al periodo della caccia all'oro nel Klondike e nello Yukon, per le altre cose è un luogo immerso nel verde, tra foreste e montagne.
giocavo molto spesso quando ero piccolo in quei boschi, con amici dei quali ormai ho perso ogni memoria se non il fatto che c'erano; il gioco che andava per la maggiore era l'impersonare animali come lupi ed orsi muovendoci rapidi per il folto mimando situazioni di caccia o di scontro territoriale.
l'essere umano, come molti altri animali, si sente felice se ha un suo personale territorio, un luogo sacro nel quale si sente forte e padrone; se deve abbandonare quel luogo per un qualsiasi motivo, se ne cercherà un altro nel luogo dove si sposterà, mettendo in atto la sua incredibile capacità di adattamento.
apprendere che non si è più umani anche in questo frangente non è una delle migliori scoperte; ho perso la mia capacità di adattamento in questo senso, non trovo un altro luogo da poter delimitare a me stesso senza provare nostalgia per il posto dal quale provengo.
un altro tratto della mia mutazione, un altro passo verso il nuovo, l'ignoto, con tutte le conseguenze che potrebbero venirne, prima di tutte la paura di perdere me stesso, un fantasma sempre presente che mi assilla costantemente e col quale ho quasi imparato a convivere.
se da un lato ho perso un po' d'adattamento, dall'altro ho acquisito un'innata e strana golosità per ciò che possiedo, sono diventato molto più territoriale con le persone, con le mie idee... o qualcosa del genere, ma forse è qualcosa che non esiste e che io voglio a tutti i costi vedere.
cercare un risvolto positivo in ciò che ci sembra negativo sortisce un buon effetto sulla nostra morale.
ma spesso il cambiamento è cambiamento neutrale e basta.
------
Il viaggio è andato bene, sono tornato e mi sto rimettendo in carreggiata.
katrine: è diventata un ottimo elemento del dipartimento, ne sono intimamente orgoglioso
sibyl: devo ricordarmi di proporle un'uscita uno dei prossimi giorni, ammesso che io ne abbia il tempo
Dawson City è una cittadina piuttosto famosa, legata al periodo della caccia all'oro nel Klondike e nello Yukon, per le altre cose è un luogo immerso nel verde, tra foreste e montagne.
giocavo molto spesso quando ero piccolo in quei boschi, con amici dei quali ormai ho perso ogni memoria se non il fatto che c'erano; il gioco che andava per la maggiore era l'impersonare animali come lupi ed orsi muovendoci rapidi per il folto mimando situazioni di caccia o di scontro territoriale.
l'essere umano, come molti altri animali, si sente felice se ha un suo personale territorio, un luogo sacro nel quale si sente forte e padrone; se deve abbandonare quel luogo per un qualsiasi motivo, se ne cercherà un altro nel luogo dove si sposterà, mettendo in atto la sua incredibile capacità di adattamento.
apprendere che non si è più umani anche in questo frangente non è una delle migliori scoperte; ho perso la mia capacità di adattamento in questo senso, non trovo un altro luogo da poter delimitare a me stesso senza provare nostalgia per il posto dal quale provengo.
un altro tratto della mia mutazione, un altro passo verso il nuovo, l'ignoto, con tutte le conseguenze che potrebbero venirne, prima di tutte la paura di perdere me stesso, un fantasma sempre presente che mi assilla costantemente e col quale ho quasi imparato a convivere.
se da un lato ho perso un po' d'adattamento, dall'altro ho acquisito un'innata e strana golosità per ciò che possiedo, sono diventato molto più territoriale con le persone, con le mie idee... o qualcosa del genere, ma forse è qualcosa che non esiste e che io voglio a tutti i costi vedere.
cercare un risvolto positivo in ciò che ci sembra negativo sortisce un buon effetto sulla nostra morale.
ma spesso il cambiamento è cambiamento neutrale e basta.
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Il viaggio è andato bene, sono tornato e mi sto rimettendo in carreggiata.
katrine: è diventata un ottimo elemento del dipartimento, ne sono intimamente orgoglioso
sibyl: devo ricordarmi di proporle un'uscita uno dei prossimi giorni, ammesso che io ne abbia il tempo
mercoledì 5 maggio 2010
Note
Il capitano infine mi ha promosso; la scelta avendola ponderata anche io stesso mi pare più sostenibile ora e nella marea di casi in cui mi districo ogni giorno cerco di dare il meglio con le nuove responsabilità che ora mi si addossano.
Katrine è in ospedale, le ho fatto visita, ho provato soddisfazione per il suo attaccamento al lavoro... soddisfazione e vergogna per la mia soddisfazione.
La giornalista è una nuova delusione, anche se non nutrivo speranze e mi ero preparato al momento in cui si sarebbe rivelata come il cittadino medio di New York. Come se potessi prevedere il futuro ho scrutato quell'istante raggiungermi lentamente e mi sono come gustato ogni momento in vista del balzo finale, al quale ero pronto.
Non avevo aspettative e non ho avuto alcuna amarezza o delusione.
Sono stanco di ripetere le ragioni del dipartimento a chi non vuole starmi ad ascoltare, a chi non capisce che c'è in gioco l'etica della città stessa. New York non può reggersi sui sentimenti, mutevoli per natura nel corso del tempo, parziali, fallaci, che distorcono la percezione della realtà, della verità, di ciò che è giusto e sbagliato.
Per amore non si denuncia l'amante assassino, il parente stupratore, il figlio spacciatore... Per amore si distrugge qualsiasi cosa, lo stato, le istituzioni... Per amore si uccide, si ruba...
Una metropoli che si basa sui sentimenti, così egoistici ed egocentrici cadrà inesorabilmente.
Katrine è in ospedale, le ho fatto visita, ho provato soddisfazione per il suo attaccamento al lavoro... soddisfazione e vergogna per la mia soddisfazione.
La giornalista è una nuova delusione, anche se non nutrivo speranze e mi ero preparato al momento in cui si sarebbe rivelata come il cittadino medio di New York. Come se potessi prevedere il futuro ho scrutato quell'istante raggiungermi lentamente e mi sono come gustato ogni momento in vista del balzo finale, al quale ero pronto.
Non avevo aspettative e non ho avuto alcuna amarezza o delusione.
Sono stanco di ripetere le ragioni del dipartimento a chi non vuole starmi ad ascoltare, a chi non capisce che c'è in gioco l'etica della città stessa. New York non può reggersi sui sentimenti, mutevoli per natura nel corso del tempo, parziali, fallaci, che distorcono la percezione della realtà, della verità, di ciò che è giusto e sbagliato.
Per amore non si denuncia l'amante assassino, il parente stupratore, il figlio spacciatore... Per amore si distrugge qualsiasi cosa, lo stato, le istituzioni... Per amore si uccide, si ruba...
Una metropoli che si basa sui sentimenti, così egoistici ed egocentrici cadrà inesorabilmente.
martedì 27 aprile 2010
Black Edge
Sono stati giorni intensi; abbiamo concluso un altro caso che sembrava alla deriva. L'operazione era banale, fingersi una coppietta clandestina, qualcosa di ridicolmente semplice da fare.
Ho passato metà del tempo nell'operazione a dirmi ripetute volte di non distrarmi, forse in quel momento mi sono accorto che le cose stavano prendendo una brutta piega.
E poi nei sotterranei del dipartimento, quell'invito senza senso mascherato da un intento puramente lavorativo...
Non ci sarà sempre per me, quando si sposerà o si trasferirà finirò in sordina, è così che deve andare in fondo, ne sono perfettamente conscio.
Ma lei non sembra rendersene conto e si sentirà in colpa quando si accorgerà di avermi accantonato. Non voglio che accada così, è giusto che quell'anello che porta al dito sia simbolo di un futuro per lei ed è un bene che io in quel futuro non ci abbia nulla a che fare.
Il lavoro è la cosa più importante, è un modo di vivere che Katrine sembra non condividere a differenza di me e quanto vorrei che invece lo condividesse, sarebbe tutto più semplice, ma sembra che non possa essere banalmente così.
Sono tornato nel mio ufficio ieri per sbrigare un po' del mio lavoro di notte; non riuscivo a fare niente di ciò che mi ero ripromesso, ho avuto un accesso d'ira e ho rovesciato tutto quello che si trovava sulla scrivania per terra.
Ogni volta che trovo un equilibrio c'è sempre qualcosa o qualcuno che lo infrange, credevo di essere felice com'ero, ma aveva ragione la dottoressa Pepe, non si può vivere di solo lavoro e senza alcun contatto umano...
Forse... No, io ero felice fino a che non ho provato quel calore, quel calore che non era dovuto al ricorso alle mie capacità mutanti e che mi ha portato sull'orlo di un baratro oscuro.
Candia ne era stata la prima causa, quando ero ancora umano e se n'è andata evitandomi tutte le difficoltà del caso. Questa volta la situazione è diversa ma sono sicuro che la mia soddisfazione come agente basti a seppellire a sufficienza ogni mio altro desiderio.
Per quanto magro possa sembrare ad altri, ho ancora il mio lavoro e una promessa che assieme sono più importanti di qualsiasi altra cosa.
Ho passato metà del tempo nell'operazione a dirmi ripetute volte di non distrarmi, forse in quel momento mi sono accorto che le cose stavano prendendo una brutta piega.
E poi nei sotterranei del dipartimento, quell'invito senza senso mascherato da un intento puramente lavorativo...
Non ci sarà sempre per me, quando si sposerà o si trasferirà finirò in sordina, è così che deve andare in fondo, ne sono perfettamente conscio.
Ma lei non sembra rendersene conto e si sentirà in colpa quando si accorgerà di avermi accantonato. Non voglio che accada così, è giusto che quell'anello che porta al dito sia simbolo di un futuro per lei ed è un bene che io in quel futuro non ci abbia nulla a che fare.
Il lavoro è la cosa più importante, è un modo di vivere che Katrine sembra non condividere a differenza di me e quanto vorrei che invece lo condividesse, sarebbe tutto più semplice, ma sembra che non possa essere banalmente così.
Sono tornato nel mio ufficio ieri per sbrigare un po' del mio lavoro di notte; non riuscivo a fare niente di ciò che mi ero ripromesso, ho avuto un accesso d'ira e ho rovesciato tutto quello che si trovava sulla scrivania per terra.
Ogni volta che trovo un equilibrio c'è sempre qualcosa o qualcuno che lo infrange, credevo di essere felice com'ero, ma aveva ragione la dottoressa Pepe, non si può vivere di solo lavoro e senza alcun contatto umano...
Forse... No, io ero felice fino a che non ho provato quel calore, quel calore che non era dovuto al ricorso alle mie capacità mutanti e che mi ha portato sull'orlo di un baratro oscuro.
Candia ne era stata la prima causa, quando ero ancora umano e se n'è andata evitandomi tutte le difficoltà del caso. Questa volta la situazione è diversa ma sono sicuro che la mia soddisfazione come agente basti a seppellire a sufficienza ogni mio altro desiderio.
Per quanto magro possa sembrare ad altri, ho ancora il mio lavoro e una promessa che assieme sono più importanti di qualsiasi altra cosa.
giovedì 15 aprile 2010
Iron Cricket
Non ho desiderato altro: tornare in servizio.
Era una necessità improrogabile, come nutrirsi o sopravvivere. Volevo tornare a fare il mio lavoro e volevo tornare a farlo il prima possibile.
C'è solo una parola per descrivere tutto: Passione. Sento di vivere per il lavoro che svolgo, tutto il resto è passeggero e fuggevole.
Quando indosso la divisa sono un'altra persona, non mi interessa cosa pensano di me, io faccio ciò per cui sono stato investito e lo faccio al meglio delle possibilità.
La morale cambia secondo la convenienza, la legge no, rimane se stessa e pretende di essere rispettata come una coscienza incorruttibile che batte cassa costantemente su ogni azione compiuta; il Grillo Parlante di Ferro.
Jethro ha una sua morale, un suo modo di agire che ha prevaricato la legge per qualche interesse di natura diverso rispetto alla salvaguardia dei cittadini secondo gli strumenti che garantiscano l'imparzialità.
La morte in sè di Stewart non ha minimamente mosso il mio spirito, tuttavia il mio cuore rabbrividisce davanti allo stupro della giustizia.
Il solo risultato che quest'azione ha portato è la presenza di un criminale in più in giro, un criminale che una volta era alleato, ma non si può fare a meno di chiedersi fino a che punto sia stato, in un certo senso, uno di Noi.
Fa tutto parte di un gioco già visto: l'egoismo, l'interesse personale deve vincere facendoci diventare alla stregua dei criminali o dei terroristi che fino a poco tempo prima sono stati combattuti con decisione e incorruttibilità. Pare inevitabile eppure io sono ancora sano; forse è difficile operare delle scelte giuste oppure sono tutti fottutamente codardi.
Tomas Crawford ora si è allontanato dal dipartimento; un collega su cui poter contare che si è dileguato scomparendo nella nebbia della battaglia perenne e al quale avrei stretto molto volentieri la mano, per un ultimo saluto da parte di chi la pensa allo stesso modo, da parte di chi condivide una realtà, un ideale difficile da portare avanti...
Ora c'è Derrick Fisher, un capitano che sosterrò fino a consumare me stesso se servirà, per far capire che c'è chi non si cura minimamente dei suoi problemi personali, per far capire che nonostante le stragi interiori e i cambiamenti continui, poiché indossa una divisa è un uomo incorruttibile, un ideale adamantino, una muraglia infinita contro il più fervido degli assalitori.
Il mio vecchio era un poliziotto, lo vedevo tornare a casa stravolto e talvolta non lo vedevo nemmeno rincasare. Quando ero ragazzino temevo costantemente che ogni giorno all'arrivo di un'auto della polizia, non ne uscisse mio padre; ogni volta temevo e quando Sean rincasava lo guardavo con sollievo, mi metteva una mano sulla testa arruffandomi i capelli, non diceva niente e andava a baciare mia madre.
Non capivo allora cosa volesse dire quel silenzio, poteva suonare come un semplice: “ciao figliolo sono a casa” ma era troppo intenso per essere un banale saluto; non poteva nemmeno essere: “visto? Sono tornato e sto bene” perchè avrebbe strappato un sorriso di incoraggiamento... Oggi ho capito:
“Tu farai meglio di me”
Poi il giorno arrivò.
Stavo rincasando dall'università, si era fermata davanti a casa un'auto della polizia, dentro c'erano due agenti in divisa che si guardavano come se cercassero qualcosa dentro di loro. Io li osservavo, ma nessuno scendeva, nessuno scendeva...
Se sono stato capace di sacrificare i miei bisogni personali per mettere davanti ad ogni cosa la legge vuol dire che chiunque lo può fare se lo vuole e se non lo fa è cosciente che non lo sta facendo. Non c'è nessuna via di mezzo, nessun compromesso e nessuna giustificazione; come non si può infrangere un poco la legge, o la si infrange o la si rispetta.
---
- Non l'hai detta giusta – disse il Bruco.
- Non del tutto giusta, temo – corresse Alice, con voce incerta: - devo aver sostituito qualche parola
- L'hai storpiata dal principio alla fine – insistè il Bruco, in tono deciso.
Era una necessità improrogabile, come nutrirsi o sopravvivere. Volevo tornare a fare il mio lavoro e volevo tornare a farlo il prima possibile.
C'è solo una parola per descrivere tutto: Passione. Sento di vivere per il lavoro che svolgo, tutto il resto è passeggero e fuggevole.
Quando indosso la divisa sono un'altra persona, non mi interessa cosa pensano di me, io faccio ciò per cui sono stato investito e lo faccio al meglio delle possibilità.
La morale cambia secondo la convenienza, la legge no, rimane se stessa e pretende di essere rispettata come una coscienza incorruttibile che batte cassa costantemente su ogni azione compiuta; il Grillo Parlante di Ferro.
Jethro ha una sua morale, un suo modo di agire che ha prevaricato la legge per qualche interesse di natura diverso rispetto alla salvaguardia dei cittadini secondo gli strumenti che garantiscano l'imparzialità.
La morte in sè di Stewart non ha minimamente mosso il mio spirito, tuttavia il mio cuore rabbrividisce davanti allo stupro della giustizia.
Il solo risultato che quest'azione ha portato è la presenza di un criminale in più in giro, un criminale che una volta era alleato, ma non si può fare a meno di chiedersi fino a che punto sia stato, in un certo senso, uno di Noi.
Fa tutto parte di un gioco già visto: l'egoismo, l'interesse personale deve vincere facendoci diventare alla stregua dei criminali o dei terroristi che fino a poco tempo prima sono stati combattuti con decisione e incorruttibilità. Pare inevitabile eppure io sono ancora sano; forse è difficile operare delle scelte giuste oppure sono tutti fottutamente codardi.
Tomas Crawford ora si è allontanato dal dipartimento; un collega su cui poter contare che si è dileguato scomparendo nella nebbia della battaglia perenne e al quale avrei stretto molto volentieri la mano, per un ultimo saluto da parte di chi la pensa allo stesso modo, da parte di chi condivide una realtà, un ideale difficile da portare avanti...
Ora c'è Derrick Fisher, un capitano che sosterrò fino a consumare me stesso se servirà, per far capire che c'è chi non si cura minimamente dei suoi problemi personali, per far capire che nonostante le stragi interiori e i cambiamenti continui, poiché indossa una divisa è un uomo incorruttibile, un ideale adamantino, una muraglia infinita contro il più fervido degli assalitori.
Il mio vecchio era un poliziotto, lo vedevo tornare a casa stravolto e talvolta non lo vedevo nemmeno rincasare. Quando ero ragazzino temevo costantemente che ogni giorno all'arrivo di un'auto della polizia, non ne uscisse mio padre; ogni volta temevo e quando Sean rincasava lo guardavo con sollievo, mi metteva una mano sulla testa arruffandomi i capelli, non diceva niente e andava a baciare mia madre.
Non capivo allora cosa volesse dire quel silenzio, poteva suonare come un semplice: “ciao figliolo sono a casa” ma era troppo intenso per essere un banale saluto; non poteva nemmeno essere: “visto? Sono tornato e sto bene” perchè avrebbe strappato un sorriso di incoraggiamento... Oggi ho capito:
“Tu farai meglio di me”
Poi il giorno arrivò.
Stavo rincasando dall'università, si era fermata davanti a casa un'auto della polizia, dentro c'erano due agenti in divisa che si guardavano come se cercassero qualcosa dentro di loro. Io li osservavo, ma nessuno scendeva, nessuno scendeva...
Se sono stato capace di sacrificare i miei bisogni personali per mettere davanti ad ogni cosa la legge vuol dire che chiunque lo può fare se lo vuole e se non lo fa è cosciente che non lo sta facendo. Non c'è nessuna via di mezzo, nessun compromesso e nessuna giustificazione; come non si può infrangere un poco la legge, o la si infrange o la si rispetta.
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- Non l'hai detta giusta – disse il Bruco.
- Non del tutto giusta, temo – corresse Alice, con voce incerta: - devo aver sostituito qualche parola
- L'hai storpiata dal principio alla fine – insistè il Bruco, in tono deciso.
martedì 13 aprile 2010
Darwin's Joke
un dolore intenso e un fremito... io esisto.
sento suoni lontani che si alternano gravi e lievi in questo perenne buio.
in tutta questa notte, ho in mano qualcosa, cerco di fare forza per capire cosa sia e la stretta viene ricambiata con una certa enfasi: è qualcosa di vivo che freme, come volesse tenermi ancorato a quel mondo, come non volesse lasciarmi più andare.
schiudo un occhio... vedo ombre sfocate che si susseguono talvolta rapide e talvolta pacate in un'oscurità ancora imperante, come spiriti inconsistenti in una valle della morte. Si ingrandiscono di tanto in tanto per poi rimpicciolirsi, ma solo una rimane costante, protesa verso di me.
Le voci si fanno più nitide, chiamano qualcosa, mi chiedono qualcosa, non riesco a rispondere, è difficile, impossibile, non riesco a capire cosa mi chiedono, cosa dicono.
"Ike..."
Un nome, il mio nome, cerco di annuire, ma il gesto fa esplodere un dolore lancinante alla testa che cerco di sopportare stringendo gli occhi e tornando al buio.
"Non aprire gli occhi, portatemi un antidolorifico"
E' la voce di una donna, ma non so chi sia, tutte le voci mi sembrano uguali nella mia testa, eppure mi sembra familiare. Apro la bocca con gli occhi chiusi, quello che esce è un suono roco, spento, ma per certi versi brutale
Il dolore mi costringe al silenzio, sento di essere sdraiato, la testa è ben salda in qualcosa, probabilmente un supporto apposito, dato che non riesco a muoverla
"sono la dottoressa Byte, non muovere la testa, non sforzarti, sei ancora molto debole"
No, è pura immaginazione, allucinazione; il desiderio inconsistente che ci fosse una certa persona accanto a me in questo momento rende il dolore ancora meno sopportabile e il ritorno alla coscienza si carica un'amara rassegnazione.
Tengo gli occhi chiusi, il dolore in qualche modo si placa, probabilmente l'antidolorifico... mi sento stanco, la mia coscienza è stata tediata troppo, il riposo è invitante...
Ho riacquistato il mio aspetto umano, non capisco cosa mi succede, non capisco cosa sono diventato.
Ho passato una vita a viverla come essere umano, poi la mutazione mi ha costretto in pochissime settimane ad abituarmi a vivere la vita come una schifosa Bestia ed ora che stavo ottenendo qualche successo sono tornato umano e devo riabituarmi a vivere come un qualunque cittadino...
Ho una barba accennata in viso, i capelli sono lunghi e non ne vogliono sapere di stare in ordine, quando mi vedo allo specchio leggo nel mio sguardo una scintilla selvaggia. Solo questo sembra essermi rimasto della Bestia, solo un ricordo... e nuovamente il Labirinto, il dono più grande
---
- E tu chi sei? - le chiese
Non era un approccio troppo incoraggiante
- Io... non lo so bene, signore, al momento - rispose Alice alquanto esitante - Al massimo so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma penso di essere cambiata parecchie volte, nel corso della giornata
- Che cosa vuoi dire con ciò? - domandò il bruco in tono brusco - Spiegati!
- Non posso spiegare me stessa, temo, signore - rispose Alice - perchè non sono me stessa, mi capisce?
- Non capisco
sento suoni lontani che si alternano gravi e lievi in questo perenne buio.
in tutta questa notte, ho in mano qualcosa, cerco di fare forza per capire cosa sia e la stretta viene ricambiata con una certa enfasi: è qualcosa di vivo che freme, come volesse tenermi ancorato a quel mondo, come non volesse lasciarmi più andare.
schiudo un occhio... vedo ombre sfocate che si susseguono talvolta rapide e talvolta pacate in un'oscurità ancora imperante, come spiriti inconsistenti in una valle della morte. Si ingrandiscono di tanto in tanto per poi rimpicciolirsi, ma solo una rimane costante, protesa verso di me.
Le voci si fanno più nitide, chiamano qualcosa, mi chiedono qualcosa, non riesco a rispondere, è difficile, impossibile, non riesco a capire cosa mi chiedono, cosa dicono.
"Ike..."
Un nome, il mio nome, cerco di annuire, ma il gesto fa esplodere un dolore lancinante alla testa che cerco di sopportare stringendo gli occhi e tornando al buio.
"Non aprire gli occhi, portatemi un antidolorifico"
E' la voce di una donna, ma non so chi sia, tutte le voci mi sembrano uguali nella mia testa, eppure mi sembra familiare. Apro la bocca con gli occhi chiusi, quello che esce è un suono roco, spento, ma per certi versi brutale
Il dolore mi costringe al silenzio, sento di essere sdraiato, la testa è ben salda in qualcosa, probabilmente un supporto apposito, dato che non riesco a muoverla
"sono la dottoressa Byte, non muovere la testa, non sforzarti, sei ancora molto debole"
No, è pura immaginazione, allucinazione; il desiderio inconsistente che ci fosse una certa persona accanto a me in questo momento rende il dolore ancora meno sopportabile e il ritorno alla coscienza si carica un'amara rassegnazione.
Tengo gli occhi chiusi, il dolore in qualche modo si placa, probabilmente l'antidolorifico... mi sento stanco, la mia coscienza è stata tediata troppo, il riposo è invitante...
Ho riacquistato il mio aspetto umano, non capisco cosa mi succede, non capisco cosa sono diventato.
Ho passato una vita a viverla come essere umano, poi la mutazione mi ha costretto in pochissime settimane ad abituarmi a vivere la vita come una schifosa Bestia ed ora che stavo ottenendo qualche successo sono tornato umano e devo riabituarmi a vivere come un qualunque cittadino...
Ho una barba accennata in viso, i capelli sono lunghi e non ne vogliono sapere di stare in ordine, quando mi vedo allo specchio leggo nel mio sguardo una scintilla selvaggia. Solo questo sembra essermi rimasto della Bestia, solo un ricordo... e nuovamente il Labirinto, il dono più grande
---
- E tu chi sei? - le chiese
Non era un approccio troppo incoraggiante
- Io... non lo so bene, signore, al momento - rispose Alice alquanto esitante - Al massimo so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma penso di essere cambiata parecchie volte, nel corso della giornata
- Che cosa vuoi dire con ciò? - domandò il bruco in tono brusco - Spiegati!
- Non posso spiegare me stessa, temo, signore - rispose Alice - perchè non sono me stessa, mi capisce?
- Non capisco
mercoledì 31 marzo 2010
Order & Chaos
Sono stati giorni molto intensi tra lavoro e impegni personali, tanto intensi che non ho trovato modo di estendere in questo diaro le note che mi sono appuntato di giorno in giorno.
Forse devo imparare a convivere con la mutazione. Non per un fatto di meri vantaggi fisici che ho scoperto di possedere, ma perchè è la natura che mi forza in questa direzione: se mi taglio il pelo mi ricresce rapidamente, cedo con più soddisfazione al mio lato animale e sto arrivando a mangiare solo carne. Penso di essere giunto ad una sorta di stallo nella costante degenerazione dei comportamenti umani, ma non posso esserne certo, anche se in qualche modo so di poterlo essere, forse per un sesto senso o qualcosa del genere.
Stimolo parziale per farmi pensare a questa soluzione paradossalmente è stata la città a fornirmelo: gli insulti che ricevo ogni giorno, soprattutto in modo implicito e velato sono una sfida che mi viene costantemente rilanciata, una sfida che ho intenzione di cogliere forse per un puro gusto competitivo o per dimostrare qualcosa a me stesso, eppure so che c'è dell'altro, che lo faccio per un motivo diverso: che sia Candia? Katrine? Mackiza? lo stesso Tomas? non so per certo, l'inconscio ha un modo tutto suo di inculcarti ideali; so solo che una decina di giorni fa non avrei mosso un dito per quello che sto facendo ora.
A tal proposito ho parlato con Mackiza riguardo un'idea che mi era venuta in testa e c'è stato un primo scambio dialettico. Non appena mi sono esposto in questo senso, la YMS per mezzo dei suoi sostenitori mi ha subito ricontattato e nonostante avessi detto di essere impegnato nel week end, hanno mostrato un'insistenza lieve certo, ma dai connotati incoraggianti.
Dunque ho incontrato Marika alla scuola, dopo che era stata arrestata e messa ai domiciliari. Pensavo che avrei fatto qualcosa di disdicevole, invece mi sono contenuto e anche in modo sorprendente. Marika è un pessimo esempio di menefreghismo puro e per certi versi un buon esempio di altruismo... è una persona scostante, troppo particolare perchè possa fidarmi in toto; ho sempre l'idea che sia pronta ad agire contro quelli con cui fa solitamente comunella, anche se non direttamente ed esplicitamente.
Katrine ora rischia di perdere il posto, è stata troppo ingenua e nella sua bontà di cuore di voler coprire l'amica ha firmato probabilmente le sue dimissioni senza saperlo. Sicuramente immaginava sarebbe potuto accadere, e allora perchè ha agito così? Io la conosco, non avrebbe mai messo in discussione volutamente la possibilità di agire come tutrice delle forze dell'ordine; glielo si legge in faccia che le piace il lavoro che fa... Allora perchè è successo tutto questo? Sto cominciando a non riuscire a capire più le persone? sono davvero tanto Bestia? Credo che la risposta più razionale sia che io in realtà non ho mai capito Katrine, in qualche modo quella donna, così carina, è imperscrutabile.
Siamo per certi versi opposti: se un mio caro si rivelasse un criminale infrangendo la legge non ci penserei due volte a denunciarlo o arrestarlo... Un paio di mesi fa sarei stato più indeciso; forse la mutazione sta accentuando i lati del mio carattere: sono un matematico, razionalmente mi piace l'ordine anche se solo in cose precise e di contro ho un'indole ferina che è rimasta celata a lungo.
Sono successe altre cose, ho incontrato la Vellerande durante una ronda, ho sostituito Tomas Crawford in una conferenza improvvisando e tante altre questioni che non ho la forza nè la volontà di riportare a parte una: Dopo aver incontrato Candia al pub per motivi di lavoro trasformatisi presto nella mia testa in motivi personali, sento la sua mancanza ora che è assente da qualche giorno per impegni che non conosco, probabilmente personali e questa assenza influisce sul mio umore... Mi è stato chiesto di uscire una sera, una giornalista mi ha proposto un cinema, ma non ho cuore di farlo, non ho cuore di costringere qualcuno per pietà a farmi compagnia. Non ho cuore o forse non ho coraggio?
Forse devo imparare a convivere con la mutazione. Non per un fatto di meri vantaggi fisici che ho scoperto di possedere, ma perchè è la natura che mi forza in questa direzione: se mi taglio il pelo mi ricresce rapidamente, cedo con più soddisfazione al mio lato animale e sto arrivando a mangiare solo carne. Penso di essere giunto ad una sorta di stallo nella costante degenerazione dei comportamenti umani, ma non posso esserne certo, anche se in qualche modo so di poterlo essere, forse per un sesto senso o qualcosa del genere.
Stimolo parziale per farmi pensare a questa soluzione paradossalmente è stata la città a fornirmelo: gli insulti che ricevo ogni giorno, soprattutto in modo implicito e velato sono una sfida che mi viene costantemente rilanciata, una sfida che ho intenzione di cogliere forse per un puro gusto competitivo o per dimostrare qualcosa a me stesso, eppure so che c'è dell'altro, che lo faccio per un motivo diverso: che sia Candia? Katrine? Mackiza? lo stesso Tomas? non so per certo, l'inconscio ha un modo tutto suo di inculcarti ideali; so solo che una decina di giorni fa non avrei mosso un dito per quello che sto facendo ora.
A tal proposito ho parlato con Mackiza riguardo un'idea che mi era venuta in testa e c'è stato un primo scambio dialettico. Non appena mi sono esposto in questo senso, la YMS per mezzo dei suoi sostenitori mi ha subito ricontattato e nonostante avessi detto di essere impegnato nel week end, hanno mostrato un'insistenza lieve certo, ma dai connotati incoraggianti.
Dunque ho incontrato Marika alla scuola, dopo che era stata arrestata e messa ai domiciliari. Pensavo che avrei fatto qualcosa di disdicevole, invece mi sono contenuto e anche in modo sorprendente. Marika è un pessimo esempio di menefreghismo puro e per certi versi un buon esempio di altruismo... è una persona scostante, troppo particolare perchè possa fidarmi in toto; ho sempre l'idea che sia pronta ad agire contro quelli con cui fa solitamente comunella, anche se non direttamente ed esplicitamente.
Katrine ora rischia di perdere il posto, è stata troppo ingenua e nella sua bontà di cuore di voler coprire l'amica ha firmato probabilmente le sue dimissioni senza saperlo. Sicuramente immaginava sarebbe potuto accadere, e allora perchè ha agito così? Io la conosco, non avrebbe mai messo in discussione volutamente la possibilità di agire come tutrice delle forze dell'ordine; glielo si legge in faccia che le piace il lavoro che fa... Allora perchè è successo tutto questo? Sto cominciando a non riuscire a capire più le persone? sono davvero tanto Bestia? Credo che la risposta più razionale sia che io in realtà non ho mai capito Katrine, in qualche modo quella donna, così carina, è imperscrutabile.
Siamo per certi versi opposti: se un mio caro si rivelasse un criminale infrangendo la legge non ci penserei due volte a denunciarlo o arrestarlo... Un paio di mesi fa sarei stato più indeciso; forse la mutazione sta accentuando i lati del mio carattere: sono un matematico, razionalmente mi piace l'ordine anche se solo in cose precise e di contro ho un'indole ferina che è rimasta celata a lungo.
Sono successe altre cose, ho incontrato la Vellerande durante una ronda, ho sostituito Tomas Crawford in una conferenza improvvisando e tante altre questioni che non ho la forza nè la volontà di riportare a parte una: Dopo aver incontrato Candia al pub per motivi di lavoro trasformatisi presto nella mia testa in motivi personali, sento la sua mancanza ora che è assente da qualche giorno per impegni che non conosco, probabilmente personali e questa assenza influisce sul mio umore... Mi è stato chiesto di uscire una sera, una giornalista mi ha proposto un cinema, ma non ho cuore di farlo, non ho cuore di costringere qualcuno per pietà a farmi compagnia. Non ho cuore o forse non ho coraggio?
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